Conca glaciale del Monte Canin

Coordinate GB X: 2400423.21820 Y:5135593.64910
Quota Min: 2140.00 Max:2543.00
Località Sella Nevea
Fotografie Fotografie e schemi del geosito
Grado di interesse Sovranazionale
Interesse primario Geomorfologia
Interesse secondario Didattico,Paesistico
Esposizione naturale Si
Esposizione artificiale No
Geosito panoramico No
Visibile da lontano Si
Accesso A Piedi (Difficile)
Periodo di visita Tutto l'anno.
Note E' raggiungibile tramite il sentiero escursionistico CAI n. 632 a partire dal Rifugio Gilberti in direzione di Sella Grubia.
Stato di conservazione Medio
Tipo Paesaggio Paesaggio Alpino
Tipo Amb. Paesaggistico Canal del Ferro
Note vincoli zonazione
Proposta tutela Superflua
Descrizione del degrado
Il gruppo del Canin rappresenta la parte terminale della catena delle Alpi Giulie nel versante italiano. Esso riveste un notevole interesse non solo poiché ospita il citato ghiacciaio ma anche per altri importanti aspetti di carattere naturalistico e storico.
Il fenomeno naturale più caratteristico è il carsismo dovuto alla dissoluzione delle rocce per opera delle acque. Il fenomeno ha luogo in superficie, con le tipiche solcature osservabili su quasi tutto l'altopiano del Canin, ma soprattutto in profondità con la formazione di cavità, pozzi e grotte.
Dal punto di vista vegetazionale la flora presente assume aspetti diversi al variare dell'altitudine, infatti salendo in quota alle formazioni arboree tipiche quali abete rosso, faggio e larice, subentrano quelle arbustive quali pino mugo, rododendri e salici nani. Si possono trovare alcuni endemismi floristici quali rododendro ibrido, ed il giglio carniolico.
Sul massiccio del Canin sono facilmente individuabili volpi, stambecchi, camosci, marmotte e mustelidi quali gli ermellini. Molto diffusa è la presenza di uccelli tra i quali si evidenziano
l'aquila reale ed i corvi imperiali.
In tutto il massiccio sono ancora visibili diverse testimonianze degli eventi bellici che si svolsero durante il I conflitto mondiale.
Descrizione
Il ghiacciaio del Monte Canin, è stato segnalato ufficialmente soltanto alla fine del XIX secolo. Fino allora, infatti, l'aspra morfologia delle valli di accesso e, soprattutto, la situazione delle strade nelle zone montane del Friuli non favorirono lo sviluppo dell'escursionismo montano.
I primi a risalire il ghiacciaio del Canin furono Giacomo Savorgnan di Brazzà e la guida alpina Antonio Siega: era l'estate del 1880. In quell'occasione, i due fissarono alcuni punti di riferimento con l'intenzione di stabilire se anche i piccoli ghiacciai del Canin si stavano lentamente sciogliendo. I risultati degli studi sui grandi ghiacciai alpini, iniziati solo qualche anno prima, mostravano già allora una generale tendenza regressiva.
Negli anni successivi Savorgnan di Brazzà rilevò, alle falde del Canin, tre ghiacciai. Il più grande era quello situato più ad Ovest, il Ghiacciaio Occidentale, racchiuso fra il Picco di Carnizza, il Monte Canin e il Monte Ursic. Una cresta rocciosa che dall'Ursic si protende verso Nord lo separava dal Ghiacciaio Orientale, un po' più piccolo. Questi due ghiacciai erano uniti alla base sotto lo sperone roccioso e formavano così un'unica fronte. Un'altra cresta rocciosa che dal Monte Ursic si estende verso Est separava i primi due dal terzo, il minore dei ghiacciai del Canin, chiamato Ghiacciaio dell'Ursic. Quest'ultimo, durante la Piccola Età Glaciale (secoli XV - XIX), comunicava con l'orientale attraverso l'omonima Sella a forma di U.
Dalle misure di Savorgnan di Brazzà risulta che il fronte glaciale era lungo complessivamente 3 km e nel punto di massima estensione raggiungeva una larghezza di circa 700 metri. Inoltre, grazie ai segnali di riferimento posti nel 1880, egli misurò per la prima volta l'arretramento della fronte glaciale, iniziando così una serie di osservazioni che, quasi senza soluzione di continuità, sono proseguite fino ai giorni nostri. In particolare, durante le osservazioni condotte nel 1920, Ardito Desio segnalò l'esistenza di un ulteriore ghiacciao (Ghiacciaio del Montasio) alle falde del Jôf di Montasio.
In questi ultimi anni in cui si è effettuato un monitoraggio quasi continuo delle condizioni dei nostri ghiacciai si è vista una forte tendenza regressiva in accordo con l'andamento generale dei ghiacciai a livello mondiale. Il ritiro è la conseguenza più immediata di un andamento climatico caratterizzato da valori della temperatura estiva e delle precipitazioni invernali sfavorevoli al glacialismo. Eccetto due brevi periodi in cui si è verificata un'inversione di tendenza (1908-1920 e fine anni '40-1961), i ghiacciai del Canin, così come del Montasio, si sono ridotti in maniera considerevole raggiungendo le dimensioni minime degli ultimi 5000 anni.
Negli ultimi 30 anni il fronte del ghiacciaio si è ritirato di 100 metri circa; attualmente costituisce un residuo glaciale in gran parte coperto da una grande quantità di detriti ed è perciò destinato ad essere un piccolo “ghiacciaio di pietre” o rock glaciers. Del ghiacciao rimangono due piccoli lembi di ghiaccio (del ghiacciaio Occidentale ed Orientale) ed alcuni nevai secondari, sopravvissuti grazie all'esposizione Nord, alle notevolissime precipitazioni di questa zona alpina e alla morfologia particolarmente stretta e profonda delle valli.
Sotto le pendici settentrionali del Monte Canin, sopra i residui dei due ghiacciai, si nota un cambiamento nel colore delle rocce che corrisponde al volume massimo raggiunto dal ghiaccio prima che iniziasse l'attuale fase di ritiro. Più a valle una morena segna la massima espansione di quelle calotte alla fine dell'ultima fase di espansione, corrispondente al culmine della Piccola Età Glaciale.
Giudizio Insieme al ghiacciaio del Montasio quello del Canin rappresenta, o meglio rappresentava, l'ultimo residuo della vasta calotta glaciale che fino a 30.000 -18.000 anni fa ricopriva la maggior parte della catena Alpina, comprese le aree montuose del Friuli Venezia Giulia. Il ghiaccio o le superfici che fino a pochi decenni fa il ghiaccio ricopriva rappresentano quindi strutture fossili di grande interesse. Nonostante le modeste dimensioni, inoltre, l'importanza del ghiacciaio rimane comunque notevole: si tratta dei ghiacciai più orientali dell'interno Arco Alpino, e che si trovano a quote eccezionalmente basse rispetto a quelli del settore occidentale della Catena. La cresta rocciosa che li protegge, infatti, raggiunge raramente i 2500 metri di altitudine e il loro limite inferiore si trova poco oltre i 2000 metri.
Commenti aggiuntivi
Bibliografia
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http://www.treddd.com/fvg/parchi/file_html/pnpg.htm