Altopiano del Montasio

Coordinate GB X: 2399911.39740 Y:5140806.71120
Quota Min: 1400.00 Max:1750.00
Località Piani del Montasio - Sella Nevea
Fotografie Fotografie e schemi del geosito
Grado di interesse Nazionale
Interesse primario Didattico,Geomorfologia
Interesse secondario
Esposizione naturale Si
Esposizione artificiale No
Geosito panoramico No
Visibile da lontano Si
Accesso Automobile (Facile) - A Piedi (Molto facile)
Periodo di visita Estate ed autunno
Note E' facilmente accessibile con l'automobile dalla stazione sciistica di Sella Nevea, seguendo per 300 m di dislivello la strada secondaria, stretta e a tratti molto ripida seppure asfaltata.
Stato di conservazione Buono
Tipo Paesaggio Paesaggio Alpino
Tipo Amb. Paesaggistico Canal del Ferro
Note vincoli zonazione
Proposta tutela Superflua
Descrizione del degrado
Descrizione
Sella Nevea, così come l'intero Altopiano del Montasio, appartengono oggi all'estrema porzione orientale del bacino idrografico del Mare Adriatico. Lo spartiacque tra quest'ultimo e il bacino del Mar Nero corre a solo 1 km da Sella Nevea verso Tarvisio. Come conseguenza le acque dell'intero comune di Tarvisio, dopo un percorso di oltre 2.000 km, si riversano nel Mar Nero, via Gail-Sava-Drava-Danubio (v. geosito Spartiacque di Camporosso).
Il caratteristico Altopiano del Montasio è cinto sul lato settentrionale dalle chiare litologie carbonatiche della Dolomia Principale e, verso Est, del Calcare di Dachstein (Triassico sup.), mirabilmente esposte nelle immense pareti verticali stratificate. Guardando insieme cielo e pareti calcaree è l'intero Altopiano a muoversi silenzioso, scivolando nell'aria e a ritroso nel tempo. E per muoversi attraverso il tempo basta raccogliere i segni che l'acqua e il ghiaccio hanno lasciato sul territorio.
Sul lato settentrionale il ripiano si inarca fino a trasformarsi nelle pareti rocciose verticali del Jof di Montasio, più comunemente noto come Montasio. Sul lato opposto invece, lo stesso ripiano è interrotto da un profondo salto in roccia: 800 m più in basso corre il fondo della Val Raccolana. La parete ripida vista dal fondovalle, dal paese di Piani, non è altro che uno dei due versanti a U della Val Raccolana, residuo dei recenti transiti glaciali würmiani. Resti glaciali sono presenti anche sull'Altopiano del Montasio. La prima evidenza di questo tipo è data dalla forma a conca di circo glaciale. Un anfiteatro glaciale anomalo rispetto alla classiche morfologie conservate in tutto l'arco alpino. La sensazione che dà a un occhio più esperto è che gli manchi qualcosa. In effetti è come se l'originaria forma a conca, col tempo, fosse stata sventrata e ora appaia monca rispetto al suo sviluppo originario.
Il “pezzo mancante” avrebbe dovuto trovarsi proprio lì dove oggi si osserva l'incisione glaciale della Val Raccolana, da Sella Nevea a Piani. Effettivamente, molte centinaia di migliaia d'anni fa (500.000, come ordine di grandezza), il tratto prossimale della odierna Val Raccolana, non esisteva ancora. Al suo posto, ma a quote ben più elevate, si estendeva il fondo dell'antico circo glaciale del Montasio. In questa ricostruzione il circo era delimitato da un crinale roccioso, attestato intorno a 2000-2700 m, che dal Jof di Montasio si incurvava, passando sulla verticale di Piani, e si congiungeva alla cresta di crinale che ancor oggi conduce alla cima del M. Canin. Era una grande conca aperta verso Est, capace di ricevere apporti nivali in abbondanza. Sotto il proprio carico si compattavano trasformandosi in ghiaccio che fluiva verso Tarvisio.
Ai tempi del grande circo glaciale del Montasio-Canin, si presume intorno a 500.000 anni fa, la Val Raccolana era molto più corta e molto meno profonda di quanto lo sia oggi. Il diaframma roccioso di Piani era il suo confine di spartiacque. Fungeva, alternativamente, da discriminante glaciale o idrografica, a seconda del clima. Verso Tarvisio (Est) si muoveva la poderosa lingua glaciale del Montasio-Canin; sul lato opposto del diaframma, verso Chiusaforte (Ovest), scendeva invece l'esigua lingua glaciale della Val Raccolana, che a quel tempo si chiudeva all'altezza di Piani, dove a quei tempi il Torrente Raccolana aveva ancora le proprie sorgenti.
Al termine di quell'antica fase glaciale (precedente a quella würmiana) la conca del Montasio-Canin fu restituita al controllo delle acque. La porzione del M. Canin proseguì la propensione al carsismo, già attiva grazie alle acque di fusione che circolavano alla base della coltre di ghiaccio. Al contrario, l'area del Jof di Montasio diventò sede di ruscellamenti superficiali con rielaborazione e deposizione di grandi quantità di sedimenti grossolani (pietrisco e ghiaie). Parte degli antichi depositi (di età pleistocenica media) è ancora presente sotto forma di brecce cementate e conglomerati tenaci affioranti lungo i limiti del vasto Altopiano del Montasio.
Sono in gran parte riconoscibili da lontano, già dal parcheggio di quota 1500 m, oltre il quale si può procedere solo a piedi. Rappresentano i resti di ampi conoidi di deiezione sovrapposti a meno evidenti resti di falde detritiche (brecce di versante). Entrambi i depositi hanno poi subìto, ripetutamente, l'alternarsi di esarazioni glaciali e di erosioni torrentizie che hanno finito per cancellare le originarie forme a ventaglio. Ugualmente, attraverso le stratificazioni inclinate, ben percepibili nei residui risparmiati dalle erosioni, è possibile riconoscere un enorme conoide di deiezione il cui apice si collocava appena sotto l'odierna cima del Jof di Montasio. Il deposito si espandeva a ventaglio verso SSE, antica direzione di drenaggio opposta all'attuale, e aveva un raggio non inferiore a 2 km.
A conferma che in passato (Pleistocene Medio) i ghiacci e le acque di questo settore scorrevano ancora verso Est (bacino del Mar Nero), si aggiungono i dati dei drenaggi carsici profondi del massiccio del M. Canin. Anch'essi, in opposizione alla situazione attuale, procedevano lungo un complesso reticolo di gallerie inclinato verso Tarvisio.
I drenaggi del settore Montasio-Canin entrarono in crisi quando cedette il diaframma di spartiacque posizionato sulla verticale di Piani. Con tutta probabilità il crollo avvenne durante un'antica fase interglaciale. Ma sarebbe stata l'azione esaratrice dei successivi ghiacci (forse intorno a 400.000 anni fa) a scalzare i residui del franamento e liberare il territorio predisponendolo alle erosioni fluviali.
Rapidamente la testata della Val Raccolana cominciò ad arretrare verso Est incidendo un solco fluviale proprio al centro della originaria conca glaciale e torrentizia del Montasio-Canin. Quella conca che, col passare delle centinaia di migliaia d'anni, proprio a causa dell'arretramento del solco del Torrente Raccolana, sarebbe stata destinata a trasformarsi in “Altopiano”.
A ogni successivo deterioramento climatico il segmento di valle conquistato dall'erosione regressiva del Torrente Raccolana diventava un invito morfologico per i flussi glaciali. Fu così che i ghiacci del Jof di Montasio e del Monte Canin si riversarono nel solco fluviale e, scorrendo questa volta verso Chiusaforte (Ovest), cominciarono a modellare il nuovo segmento vallivo con la tipica morfologia a U.
Appena prima dell'ultima fase glaciale (Würm, circa 125.000-10.000 anni fa), l'arretramento delle sorgenti del Torrente Raccolana giunsero a lambire Sella Nevea. Poco meno di 20.000 anni fa il sito fu pressoché completamente liberato dai ghiacci. Poi fu la volta di un rapido deterioramento climatico, realizzatosi circa 16.000 anni fa; una sorta di colpo di coda del glacialismo würmiano esauritosi progressivamente circa 10.000 anni or sono. In questo breve intervallo - noto come tardo-würmiano, o semplicemente tardo-glaciale - sulle zone alpine più interne si formarono piccoli e numerosi centri di produzione di ghiaccio, collocati di preferenza nei circhi glaciali delle quote più elevate. L'Altopiano del Montasio aveva l'altitudine adatta e, seppure sventrato dalle vicissitudini dell'ultimo mezzo milione di anni, era pur sempre una conca, seppure mutilata, adatta ad accumulare neve che, sotto il peso del proprio carico, si sarebbe compattata trasformandosi in ghiaccio.
Un piccolo ghiacciaio tardo-würmiano finì dunque per insediarsi nella conca del Jof di Montasio (lato Sud). Oggi la sua presenza è ricostruibile attraverso i segni inequivocabili lasciati sul territorio del sito, tra le quote 1500 e 1700 m. Si tratta di cordoni morenici frontali, distribuiti a quote progressivamente più elevate. Testimoniano i progressivi arretramenti nel tempo (e momentanei stazionamenti) del suo piccolo ghiacciaio tardo-würmiano. L'arco morenico stadiale più esterno (ed esteso) è intercettato dal posteggio di quota 1500 m. L'accumulo, facilmente riconoscibile, anche se rivestito da diffusa copertura erbosa, si allunga in direzione Est-Ovest per oltre mezzo km ed è spesso 50 m. Risalendo il pendio che porta al Rifugio di Brazzà si individuano altri tre cordoni morenici, concentrici e ravvicinati. La sommità dei rispettivi accumuli nastriformi, estesi poco meno di mezzo km, corre alle quote 1615, 1640 e 1680 m.
Con la loro posizione, confinata tra residui di antiche brecce cementate e conglomerati di conoide, suggeriscono la forma del colatoio glaciale tardo-würmiano che dalla cima del Jof di Montasio si allungava verso Sud. Questi tre archi morenici sono ben traguardabili dal belvedere del Rifugio di Brazzà costruito su uno sperone di antica breccia cementata. Formano gli ultimi segni lasciati sul territorio dalla complessa e affascinante evoluzione quaternaria di questo sito.
Giudizio Al piede dei contrafforti meridionali del Jof di Montasio si sviluppa, tra le quote 1500 e 1600 m, il cosiddetto Altopiano del Montasio. La sua forma e i suoi depositi quaternari suggeriscono scenari e drenaggi fluviali molto differenti da quelli odierni. L'altopiano è bruscamente troncato dalla profonda incisione (uno strapiombo di oltre 800 metri) prodotta dal Torrente Raccolana, capace di generare un paesaggio geomorfologicamente unico in Regione.
Commenti aggiuntivi
Il vastissimo altopiano è attraversato dalla rete sentieristica CAI facente parte dell'Anello delle Giulie.
Bibliografia
PONTON M. (2007) - Tettonica estensionale nel gruppo del Montasio (Alpi Meridionali orientali).Gortania, Atti Museo Friul. St.Nat., 27 (2005), 7-15, Udine.

VENTURINI C. (2006) - Evoluzione geologica delle Alpi Carniche. Museo Friulano di Storia Naturale, Comune di Udine, pubbl. 48, 220 pp.

VENTURINI C. (2003) – Il Friuli nel Quaternario: l'evoluzione del territorio. In: Muscio G. (a cura di) Catalogo alla Mostra: Glacies. L'età dei ghiacci in Friuli: ambienti, climi e vita negli ultimi 100.000 anni. Comune di Udine, Museo Friul. St. Nat., 23-106.